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I merletti a fuselli genovesi

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Genova viene spesso indicata (con Venezia, Milano e le Fiandre) come un possibile luogo d'origine del merletto a fuselli.
Nella città fino dal XIV secolo è testimoniata la diffusa produzione di galloni e passamanerie eseguite a telaio in seta e filati metallici, destinati ad ornare gli abiti più sontuosi. E' plausibile che il mutamento nella moda che chiedeva, per la biancheria personale, decorazioni più leggere e lavabili abbia portato al diffondersi della produzione del merletto a fuselli; gli inventari riportano la presenza di capi di biancheria ornata da "pissetti" a partire dall'ottavo decennio del XVI secolo.
Anche qui, come a Venezia, la produzione vera e propria era affidata alle donne, che lavoravano a domicilio o presso istituti religiosi; ma non erano raggruppate in una autonoma corporazion; alcuni nomi femminili figurano negli elenchi dei "frixetari" che si occupavano, tra l'altro, di galloni e passamanerie.
La raccolta dei manufatti e il commercio era saldamente nelle mani dei merciai, tutti uomini.
Un commercio che non aveva a che fare solo con i merletti prodotti localmente: Genova, come Venezia, era un importante crocevia dei traffici internazionali; fra questi, quello dei merletti fiamminghi e francesi, che sono ampiamente presenti nei guardaroba dell'aristocrazia genovese del XVII secolo.
In seguito alla crisi che colpisce il settore a seguito della creazione dell'industria francese dei merlettida parte di Luigi XVi e del suo ministro Colbert, la produzione si sposta da Genova ai piccoli centri dell'entroterra (Rapallo, Santa Margherita, Camogli, Albisola), che saranno protagonisti dell'importante revival dei secoli XIX e XX.
Un esempio (circoscritto) di manifattura di merletti di successo è la ditta fondata da Mario Zennaro (di origine veneziana) a Rapallo, attiva dal 1908 al 1968.

I merletti genovesi, con i celebri "rosoni", furono nel XVII secolo tra i prodotti di lusso più richiesti e più noti, utilizzati per i grandi colli a lattuga o montati su sofisticate intelaiature d'argento ("sciorette e boffe") che addolcivano e illuminavano gli austeri abiti alla spagnola, ma anche per le maniche, gli orli degli abiti, e nell'abbigliamento maschile perfino sugli stivali.

Sicuramente per i disegni ci si ispira a quelli per i merletti ad ago veneziani e a quelli del celebre e diffusissimo modellario "Le Pompe"; una caratteristica tipica è l'uso del "punto stuoia", che non compare nei merletti a fuselli veneziani e comparirà solo con un certo ritardo nei merletti milanesi, ma che consente di imitare in modo quasi indistinguibile alcuni motivi tipici del merletto ad ago: la fogliolina (o armelletta) e i triangolini o altri piccoli motivi geometrici.
La tecnica è quella a fili continui: si lavora il merletto in un unico pezzo dall'inizio alla fine, con un numero di fuselli predeterminato.




 
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